Prof. Vittorio Riguzzi Espressionismo simbolico Critico d'arte
Dott.ssa Zara Finzi ...poetica del farsi Critico d'arte
Principessa Martha Nassibou ... un viaggio mistico nel cuore Artista, Pittrice
Dott.ssa Beatrice Buscaroli Un mondo sconfinato Critico d'arte
Dott. Roberto Pettini Gioia di Vivere Critico d'arte

Arte Italiana

La cifra stilistica che contraddistingue la pittura di Maurizio Caruso è inconfondibile. Se in una ipotetica mostra collettiva un suo quadro fosse mescolato a cento altri, si potrebbe individuarlo a colpo d'occhio, senza dubbi ed esitazioni. Come ogni vero poeta ha una voce sua, che certo può essere contraffatta da un bravo imitatore, il quale però in tal modo non fa altro che ribadirne l'unicità, così ogni pittore degno di questo nome ci presenta un'immagine del reale filtrata attraverso uno sguardo soggettivo, in qualche caso perfino deformante, e una tecnica fortemente personale. Ma, detto questo, naturalmente non si è ancora detto niente di sostanziale dell'arte di Maurizio. In cosa consiste in concreto questa cifra stilistica? La prima cosa che colpisce è un tripudio di colori brillanti, non a caso acrilici, che si insignoriscono della scena nella loro incontaminata individualità. I colori infatti sono sempre puri, non si mescolano mai l'uno con l'altro: se c'è bisogno di un effetto di chiaroscuro, per la luce che gioca su un volto o su due lati diversi di un edificio, viene ottenuto con diverse gradazioni della scala cromatica che restano però giustapposte, non con una sfumatura. Di per sé questa tecnica comporta una percezione della realtà concentrata nei suoi elementi essenziali, ma questo è solo un punto di appoggio, o meglio un punto di partenza per un viaggio assai più complesso che spazia per l'universo mondo e conduce a una trasfigurazione che fa del segno un sogno, della figura un emblema. Si potrebbe parlare per la pittura di Maurizio Caruso di realismo magico, a condizione di intendere bene che questa supposta magia non si affida a un progetto intellettualistico o a una fede acritica, bensì a un sensuale cromatismo che affascina e coinvolge. Facciamo qualche esempio. Nell'Omaggio a Giorgio Caproni, a mio giudizio il maggior poeta del secondo Novecento (e credo che non mi faccia velo l'amicizia di cui mi onorava), l'immagine del volto si offre nella scabra, scavata asciuttezza che chi l'ha conosciuto non può dimenticare, ma si incastra poi geometricamente con la cravatta nelle Fortezza Vecchia di Livorno, la città che gli ha dato i natali, da cui sorge senza soluzione di continuità la Lanterna di Genova, la città della vita. Questa architettura di per sé fantastica è però trascesa dalla fulva capigliatura leonina del tutto irrealistica, che più di ogni altro particolare colpisce chi guarda: e si direbbe quasi che qui Maurizio è riuscito a raffigurare l'irrappresentabile poesia. Il Castello di Populonia è perfettemente riconoscibile nelle linee delle torri, ancorché affocate, ma ad accamparsi è quel luminoso cielo mediterraneo a strisce di varie gradazioni di azzurro, con lo svolazzare di quel verde di alberi-bandiere, che rende fisicamente il soffio purificatore del vento. E infine Cinzia surrealtotemica: il busto della moglie è immerso nel mare che lo lambisce con la sua spuma, ma è sormontato da uno sfondo che sembra figlio dell'horror vacui tanto è carico di rutilante colore, e finisce per diventare, come suggerisce esplicitamente il titolo, un totem benefico e protettivo. E in ultima istanza tutta la pittura di Maurizio è totemica, nel senso almeno che l'esperienza dell'accesa solarità proveniente dalla nativa Calabria si riversa in una gioia di esistere che trova nella prorompente bellezza dell'arte una garanzia di durata contro il nostro destino di gente di passaggio.

DAVIDE PUCCINI

https://it.wikipedia.org/wiki/Davide_Puccini

 

CARUSO MAURIZIO  - Nuovi Lumi

     

Qualche tempo fa, di ritorno da un paese del nord Africa orientale, ho immagazzinato nella mia memoria, terre molto varie per natura dal luogo nel quale sono nato, la destra del fiume Po, nel mantovano .
Osservando le opere di Maurizio Caruso, mi sono sentito catapultare, con le mie percezioni, in quei paesaggi, sopra citati, carichi di culture diverse, che se pur distanti tra loro sembrano amalgamarsi in un fremito di bellezza e di freschezza.
I visi sono medio-orietali dai toni e dai colori diversi, le torri delle moschee sono varie per morfologia architettonica.
Maurizio Caruso, stanco come Klint, Picasso, (e tanti altri artisti famosi), dell’antichità greca e romana, ed implicitamente dell’arte che regge lo spazio della natura, si è rivolto inconsciamente alle muse d’oltre mare.
Nelle sue opere, le ascendenze tribali si mescolano ad immagini delle varie avanguardie europee, ed è dimostrato dall’uso di colori violenti, che hanno abbandonato ogni pretesa di realismo, con immagini contrassegnate da un a valenza decisamente espressionista.
Il suo operato è rappresentato da un mosaico di figure sciamane in una commistione senza tasselli .
L’arte di Maurizio è sincretica, ed evoca una nuova serie di percezioni estetiche, dove la ricerca marca i margini della riflessione e delle fragilità umane, evitando in tal modo che ogni esigenza di valori sia oscurata.
L’artista distribuisce un messaggio di amore attraverso una ragnatela ideata, permettendo ai suoi fruitori di entrare in un colloquio con i suoi personaggi, e con le sue morfologie architettoniche.
Caruso si svuota in una visione chiara, esotica, in una inquietudine che tenta di interrogarsi continuamente e che risponde senza il soccorso di spiegazioni preparate.
La sua arte, vive di luce e trasmette amore verso il mondo, scevra di atteggiamenti mimetici, fuori dal tempo e dallo spazio in cui diuturnamente ci muoviamo.
Il suo messaggio è altamente poetico, attraverso una visione, incuneata nella vita, ed è di un incanto profondamente idilliaco.

Francesco Martani

MAURIZIO CARUSO



La storia dell’arte, come quella della poesia, è lunga secoli, ormai. Esperienze d’ogni genere si sono scontrate e accumulate, abbracciate e divise, sviluppate e confuse ed è ora, dunque, che qualcuno si adoperi a far germogliare dal tutto immagini che siano sintesi dell’intero passato e quindi avvio al nuovo, a un nuovo processo di esperienze che contengano il meglio frantumato e rivissuto con strumenti, cuore e occhi attuali.
L’arte vera non dovrebbe mai essere legata al tempo se non momentaneamente per poi andarsi a  collocare in un ambito di perennità che ne certifica la durata e mi pare che Maurizio Caruso si sia avviato in questa direzione prendendo in prestito, all’occorrenza, il fiato di alcuni maestri che l’hanno preceduto, o vagamente di alcune correnti magari lontane. Fatto è che la sua pittura è ricca di echi, quasi che una navicella spaziale o una farfalla gli suggerissero, mentre sta lavorando, di inserire una citazione, di fare un inserimento. Allora si tratta di un’operazione postmoderna? Direi di no, si tratta piuttosto della necessità dell’artista di cogliere a volo le esigenze odierne, di uscire dall’impatto con la pesante realtà della confusione e della perdita dei valori e di svoltare verso una radura fiabesca che possa far respirare e pensare in termini quasi esoterici.
Maurizio Caruso non è di quelli che credono di scoprire l’esistenza del mondo, ma di quelli che il mondo vogliono conoscere e far conoscere nelle pieghe e nei risvolti segreti dell’anima. Ecco perché si affida alla luce e al colore seguendo in qualche modo la lezione di Bonnard e perciò evitando di servirsi della prospettiva e riunendo le immagini frontalmente. L’impatto è a un tempo forte e delicato, perché tra l’opera e il visitatore avviene un abbraccio dal quale diventa difficile districarsi, perché si entra inavvertitamente in antiche atmosfere che come serpentelli maliziosi stringono nelle loro spire.
Non c’è dubbio che il colore, spesso squillante, abbia una parte importante nella composizione e struttura e scandisce le partiture, e tuttavia non è da meno il pensiero che scorre silenzioso in ognuno dei lavori, sia in quelli su tela, sia in quelli su cartoncino e in quelli su legno. Si badi però che da sé il colore non  diventa metafora, ma si avvale dei simboli sparsi a piene mani ovunque, a cominciare dalle stelle a sei punte. I paesaggi, con le loro bizzarre architetture comunque riconoscibili, gli animali che ammiccano a Franz Marc, i volti oscillanti tra totem e ricordi di principesse uscite dalle pagine delle Mille e una notte, la tauromachia, il muro giallo, il cervo contemporaneo, la notte toscana o Africa hanno un timbro acceso da una sorta di libidine surreale. A Caruso non interessa fotografare la realtà, ma ciò che essa suggerisce, i sogni che ne scaturiscono, i lampi che ne escono per inseguire un senso che possa dare all’uomo delle certezze. Il sogno dovrebbe essere una guida per poter leggere meglio nella quotidianità, altrimenti diventa soltanto e semplicemente una dimensione disorientante. Ma è possibile ricavare dal sogno una traccia che aiuti l’uomo a comprendere il motivo della sua presenza nel mondo? Sì, a patto che il sogno non diventi pretesto per uscire da se stessi e si fermi a ricordarci che ogni cosa, oggetto, animale o persona ha in sé un generatore di luce da cui deve scaturire la ricerca della bellezza. Caruso è come se camminasse attraverso i secoli con occhi  sbarrati di stupore e percepisse la divinità del colore come un imperativo categorico a cui non si può disobbedire. Ecco perché tutto è amalgamato dal suo passo fiabesco, dall’armonia dei rintocchi magici e delle allusioni cromatiche. Egli è pittore di atmosfere intense, di giochi sottili della fantasia: il regista di un circo colossale che gli dà un partecipato e sofferto divertimento e gli permette d’invitare alle emozioni autentiche, d’invitare a guardare il mondo con occhi sgombri e senza il peso degli orologi che scandiscono il tempo. Chi va a passeggio con lui vive fuori dal tempo, in un giardino incantato, e meravigliato di esistere.

Dante Maffìa

Una breve carrellata sugli ultimi eventi che hanno visto coinvolto il Maestro Caruso in numerosi Patrocini ad alto livello.
 

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NewspaperNon sono poche le occasioni che hanno visto il Maestro Caruso protagonista su testate giornalistiche e Reti televisive di un certo livello.
Citiamo per esempio quotidiani e perdiodici tipo La Nazione, Il Resto del carlino,Repubblica,il Domani,il giornale del belice,il giornale di Sicilia, Il Tirreno,Il Corriere della Sera,Corriere Fiorentino,ecc..
Da non dimenticare pure l'articolo su  "Art Journal" e per quanto riguarda le Tv invece: Nuovarete,San Marino RTV,Varese sat nel programma "L'italia di DI Pre"-Toscana TV di Fabrizio Borghini.

 

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A domani in Trentino a Rovereto per la colletiva "Preludio d'Iverno: Arte del Tempo.dal 26 Novembre al 17 dicembre 2011 c/o Centro Culturale Casa Tani ,inaugurazione sabato alle ore 18,00.